BITS-RECE: Enrico Ruggeri, As If. Umano inumano

BITS-RECE: radiografia emozionale di un disco in una manciata di bit.
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Sei tracce, tutte senza titolo, indicate solo dal numero progressivo di una tacchetta. Così si presenta il contenuto di As If, ultimo lavoro di Enrico Ruggeri, musicista sperimentale bergamasco che – vale la pena sottolinearlo – nulla ha a che fare con il più celebre cantautore milanese.
Attivo già da diversi anni, Ruggeri è sempre andato alla ricerca di sperimentazioni sonore nel vasto e fluido territorio dell’ambient per trarne creazioni in grado di suggestionare l’ascoltatore. E dell’ambient ha in genere scelto le declinazioni più oscure, dark, disturbanti, talvolta noise.
As If si pone proprio su questa linea e rappresenta la sintesi di un progetto, mai portato a termine, intitolato “30 dischi in 30 giorni”, che prevedeva la pubblicazione di 30 diversi album in altrettante giornate: un’operazione provocatoria e quasi parodistica della smania di pubblicazione della discografia odierna, soprattutto mainstream.
A fare da apripista al disco è una traccia in cui una voce – elemento inedito per i lavori di Ruggeri, di solito estranei alla dimensione umana – recita una poesia anonima yugoslava tradotta in inglese che inizia proprio con le parole “As If”, da cui il titolo del lavoro.
Seguono quindi altre cinque tracce fatte di synth analogici e manipolazioni digitali, tempi dilatati, talvolta dilatatissimi, orizzonti inquieti e inquietanti, onde sonore distorte.
Suoni che confluiscono in rumori e rumori tramutati in suoni, echi lontani, evanescenze, increspature. 
Un disco che arriva anche a suggello di tutto quanto è stato fatto negli anni precedenti, e in cui l’artista ha voluto inserire a modo suo la speranza.
Parte integrante del lavoro è l’immagine di copertina, realizzata da Giordana Parizzi, con un corpo e un viso deformati dall’esposizione allo scanner. L’esatta convergenza di umano e inumano, natura e manipolazione.
http://mhfs.bandcamp.com/album/as-if-2

BITS-RECE: Andrea Belfi, Ore. Al confine tra suono e battito

BITS-RECE: radiografia di un disco in una manciata di bit.
Andrea Belfi - Ore (Cover Art)
Si intitola Ore, dove il termine non è il plurale della parola italiana che usiamo per indicare l’unità di misura del tempo, bensì si tratta del termine inglese che indica un materiale grezzo ancora da rifinire e lavorare per trarne qualcosa di pregiato. Un po’ come il celebre marmo di Michelangelo, che possedeva già in sé il capolavoro.

Ore non è un disco di canzoni nel senso più comune, è più da intendere come un percorso individuale che ogni ascoltatore vi può trovare all’interno scavando con la mente, semplicemente lasciandosi andare alle suggestioni dei suoni.
Ecco, i suoni, concetto di fondamentale accezione in un progetto come questo, che vede al centro le percussioni. Niente voci, niente linee melodiche da farsi girare in testa, ma palpiti, rulli, fruscii, tuoni di percussioni e batteria, arricchiti solo dai sintetizzatori.
Cinque tracce di musica che si potrebbe definire avanguardistica, drone, progressiva, minimal, o forse in nessuno di questi modi, perché siam sempre lì, le definizioni contano fino a un certo punto. Se poi stiamo parlando di esperimenti, non contano proprio un cazzo.
1- Andrea Belfi - (Credit - Steve Glashier) landscape
Ore è l’ultimo – coraggioso – progetto di Andrea Belfi, percussionista italiano trapiantato da tempo Berlino, noto per le sue performance particolarmente energiche, ricche di improvvisazione e sempre alla ricerca dell’unione tra anima acustica ed elettronica. Un estro che non è sfuggito a Nils Frahm, che ha portato Belfi all’interno della sua band, i Nonkeen.
Quello che ha ricreato in Ore è uno scenario notturno, assolutamente ipnotico, a tratti forse claustrofobico, un lungo tunnel tra battito e suono dentro al quale passano le sensazioni di chi sta ascoltando. Una musica come la ambient, ma molto più caotica, o come la noise, ma molto più lineare.
Uno di quei dischi che riescono a lasciare completamente indifferenti molti e ammaliare ferocemente altri.

Tra noise e sperimentazione, un nuovo EP di Ben Frost

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Registrato nell’estate 2016 a Chicago insieme a Steve Albini, Threshold Of Faith è il nuovo EP di Ben Frost, artista australiano ma di base islandese, noto per le sue composizioni sperimentali tra noise, minimalismo ed elettronica.

Le 7 tracce del lavoro sono il frutto colto dalle 2 ore di musica registrate da Frost e Albini, e portano l’ascolto in un labirinto sonoro onirico, claustrofobico e deformato.

Izi e il suo rap “pizzicato” dalla vita

izi 4Fa hip hop, ma ha anche la passione per i grandi cantautori, e tra le sue canzoni preferite Il giudice di De andrè e La nave di Gaber⁠⁠⁠⁠.
A distanza di un anno dal suo primo album ufficiale Fenice e dopo l’esperienza della cinematografica in Zeta, film diretto da Cosimo Alemà, Izi torna con Pizzicato: “Pizzicato nel senso di trafitto da tutte le dipendenze, le paure e i demoni che ci deteriorano e dai quali dobbiamo assolutamente liberarci per raggiungere l’equilibrio interiore, pizzicato in quanto infastidito da una società vuota in cui i veri valori si stanno sempre più perdendo per far posto all’apparenza e all’inettitudine, pizzicato come colui che può cambiare le regole del gioco e aprire gli occhi a coloro che lo ascolteranno. Siamo noi gli artefici del nostro destino e dobbiamo vivere il grande dono della libertà ma consapevolmente”.

Quella di Izi è una storia delicata e intima: dalla nascita convive con il diabete cronico che nell’ultimo anno e mezzo gli ha fatto rischiare 5 comi diabetici e che lo ha portato a intraprendere un percorso spirituale e introspettivo sfociato in questo nuovo progetto ricco di contenuti positivi.
Un invito tra consapevolezza e maturità ad ascoltarsi profondamente, cercando di smascherarsi il più possibile e liberandosi dai vincoli e dai mostri interiori a cui siamo sottoposti.
cover album pizzicato (1)
Preziosissime e importanti le collaborazioni e i featuring, con alcuni dei migliori rapper del panorama italiano, sia della nuova che della old school: da Fabri Fibra, a Caneda, Enzo Dong, Tedua e Vaz.
Alla produzione sono stati invece chiamati Shablo, Charlie Charles, Sick Luke, Simoo, David Ice, Marz, Noise, Estremo e il re Mida del rap Marco Zangirolami.

BITS-RECE: Angelo Sava, Miasmi. Disperazione e estasi

BITS-RECE: radiografia di un disco in una manciata di bit.
Artwork

I progetti indipendenti – in qualunque modo vogliate considerare questo termine – sono quasi sempre quelli che riservano le sorprese più grandi, perché nella loro immensa libertà hanno la possibilità di spaziare come matti, andando a dissotterrare sensazioni inaspettate.
Prendere Miasmi, ultimo lavoro di Angelo Sava. Sei brani, ognuno con un titolo di una sola parola che già da sola la dice lunga sulla tensione visionaria del suo autore – Merlo, Disagio, Miasmi, Circe, Brusio, Carestia -.
Dentro c’è un magma sonoro fatto di chitarra stirate, distorte, accartocciate, graffiate, al punto che il confine tra suono e rumore sembra sempre sul punto di perdersi. E poi eccola prendere forma poco a poco come un fluido, la melodia, e con lei il canto, disperatissimo e allucinato farsi strada sotto strati di corde di metallo.
Miasmi è un disco soffocante come il più caldo dei tramonti d’estate, è pauroso come la notte più delirante, oscuro come il labirinto più intricato, violento come il più forte dei pugni nello stomaco. Un progetto che non si lascia intrappolare da nessuna catena di genere e – ovviamente – di mercato, ma vaga libero, liberissimo, e quando ti incontra ti si butta addosso senza pietà.
Angelo Sava foto promo
Ci sono dischi fatti per far sentire bene chi li ascolta, e dischi fatti per sconvolgere. Miasmi sembra meravigliosamente fatto per quest’ultimo scopo.
D’altronde, l’estasi non deriva forse dal caos?