Accelerate, l’azzardo urban e inaspettato di Christina

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Non so voi, ma io, dopo il primo ascolto di Accelerate, avevo la mascella alle ginocchia.

Tutto mi sarei aspettato da Christina, ma mai un ritorno di questo tipo.
Lo sappiamo benissimo, la Aguilera doveva rifarsi dopo due flop (il primo clamorosissimo, il secondo più prevedibile) dei suoi ultimi dischi: nel 2010 il tonfo di Bionic, album centratissimo e inspiegabilmente finito presto nella polvere delle chart, e nel 2012 Lotus, altro lavoro di ottima fattura, per quanto molto diverso, ma che inevitabilmente pagava la colpa dell’insuccesso del suo precedessore.
Due flop che nel musicbiz hanno fatto suonare a morto le campane della carriera di una delle superstar più talentuose e influenti degli ultimi vent’anni: Christina Aguilera, la squinzia pop con la voce più tonante in circolazione, la rivale talentuosa di Britney Spears sul finire degli anni ’90, la provocatrice di Dirrty, ma anche l’interprete superba di Beautiful e Hurt.
Negli ultimi otto anni, di Christina si è parlato di più per la sua forma fisica (persa e poi ritrovata) che per la sua musica e la chimera del nuovo album pareva non volersi far catturare. L’ultimo momento di vera gratificazione professionale, Christina deve averlo provato quando Move Like Jagger dei Maroon 5, in cui lei era ospite, è finita in cima alle classifiche mondiali. Per il resto, solo briciole.

Ma finalmente qualcosa è successo: il nuovo album ha un titolo, Liberation, e una data di uscita, 15 giugno 2018.
Per anticiparlo è stato scelto Accelerate, pubblicato il 4 maggio scorso: niente di più lontano da quello che Christina è stata in questi anni.
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Forse per non rischiare di inciampare ancora in quello che dovrebbe riuscirle meglio, cioè il pop, o forse per tentare nuove possibilità, la Aguilera ci si ripresenta con un ricetta di urban di non semplice digestione, preparata insieme a due rocce dell’hip-hop statunitense come Ty Dolla $ign & 2 Chainz: la stessa ricetta, per capirci, che qualche anno fa ha fatto sfornare a Rihanna un album come Anti (si veda in particolare alla voce Work o all’ancora incomprensibile mossa di Bitch Better Have My Money), solo che un conto è se una cosa del genere la tenta una che con il pop ci ha sempre giocato un po’ a distanza (Rihanna), un conto è se la sterzata la compie una che con il pop ci ha campato fino all’altro giorno (Christina).
Sì ok, è vero che il pop della Aguilera non ha mai nascosto i suoi flirt con il soul e l’R&B  e lei non si è mai tirata indietro di fronte alle collaborazioni con i rapper (nel suo curriculum ci sono infatti duetti con Lil’ Kim e Redman), ma qui siamo davanti a un azzardo bell’e buono. Christina è praticamente irriconoscibile, e non basteranno certo le indigestioni di glitter, le colate di miele e gli ammiccamenti di labbra (un po’ troppo gonfie?) del video per suscitare l’interesse che meriterebbe una come lei.

Un salto nel buio senza la giusta rincorsa per schivare il pericolo di un nuovo tonfo discografico. Ma sono pronto a essere smentito quando arriverà l’album, e stavolta spero di sbagliarmi.


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