Fabio Cinti rilegge La voce del padrone di Franco Battiato

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Impresa ardua rimettere mano a un capolavoro, soprattutto quando a crearlo è uno dei cantautori più raffinati del panorama italiano.

Un’impresa che non sembra però aver intimorito Fabio Cinti, che ad aprile pubblicherà una personale rivisitazione de La voce del padrone, l’album-capolavoro di Franco Battiato del 1981.
Un disco entrato a tutti gli effetti tra le pagine indelebili della musica italiana con brani come Bandiera biancaCuccurucucù e Centro di gravità permanente.

Cinti, che negli anni ha avuto in più occasioni l’opportunità di collaborare con Battiato, ne proporrà una rilettura per sei strumenti (quartetto d’archi, pianoforte e voce), un “adattamento gentile”, come lo definisce lui.
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“Nel 1981 Franco Battiato aveva trentasei anni, Giusto Pio cinquantacinque. Affrontano quindi la produzione di uno degli album più importanti della storia della musica leggera – italiana e non solo –  con una maturità e un bagaglio culturale e professionale non indifferenti. E questo, sezionando La voce del padrone per studiarlo ai fini di questo adattamento gentile, si sente. Ognuna delle sette canzoni è un concentrato di capacità di scrittura e di arrangiamento, la meta di un affinamento che è maturato nel corso della produzione dei dieci album precedenti (senza contare le canzoni degli esordi). L’assoluta novità del linguaggio dei testi e le relazioni tra melodia, armonia e ritmo, trovano finalmente una compiutezza formale nella totalità dell’album che lo renderà un riferimento costante e importante non solo nella produzione futura di Battiato stesso, ma di gran parte del cantautorato pop e meno pop.
La voce del padrone è una scuola, una grammatica assoluta le cui regole sono perfettamente riconoscibili quando applicate alla composizione o all’arrangiamento di un brano. Attorno al motore quasi sempre pulsante della sezione ritmica e alle ormai famosissime melodie, sono architettati in modo molto sapiente gli arrangiamenti di archi, di sintetizzatori, di chitarre e cori. Ed è proprio da questi ultimi che ho deciso di partire per realizzare il mio adattamento, senza rinunciare però neanche alle figure ritmiche della batteria o alle celebri sequenze. Attraverso un ascolto specifico, una sorta di ricerca, ho trovato quella che dal mio punto di vista è la chiave che apre alla tipica percezione emotiva che si ha quando si ascolta questo album: i contrappunti che alcuni sintetizzatori tessono attorno alla voce, le melodie che si sviluppano sotto i temi, l’interpretazione precisa del cantato su alcune poliritmie, le armonizzazioni, le strutture stesse delle canzoni che spesso, pur completamente al servizio della lunghezza del verso e quindi asimmetriche, risultano di facile comprensione.
Assegnando queste parti ai sei strumenti che ho scelto per l’adattamento – il quartetto d’archi, il pianoforte e la voce -, distribuendo i timbri e cercando di riprodurre quella tipica sensazione ritmica anche in assenza di strumenti che la marcano, risaltano melodie sorprendenti che nelle versioni originali sono al servizio di quell’emotività di cui parlavo e che qui, invece, di tanto in tanto, hanno un posto di maggior rilievo.
Non ho mai avuto nessun interesse nell’eseguire una versione o produrre una cover, di questo album – né di nessun altro album di Battiato -, perché affronto quelle composizioni come si trattasse di musica classica: si possono e si devono eseguire le parti, anche con altri strumenti, senza modificarne la scrittura. Questa è la scelta che ho fatto e da qui le regole che mi sono imposto.
Infine, ho affidato la realizzazione della copertina e del progetto grafico a Lorenzo Palmeri che, in merito, dice: «Lavorare alla copertina de La Voce del Padrone, per altro una delle mie copertine preferite di sempre e ovunque, è ad un tempo un onore e una sfida impossibile.
L’impianto grafico di Francesco Messina, la bellissima foto di Roberto Masotti sono per me inscindibili dal contenuto del disco che ha cambiato il corso della musica italiana.
Ho fatto un timido tentativo di ripensarla da capo, ma ogni via risultava al mio sguardo inadeguata, fuori posto, quasi blasfema, sbagliata.
Da questi pensieri è scaturita l’idea della citazione linguistica, di un omaggio all’eccellenza giocato ironicamente sulla scomposizione, sulla presenza e sull’assenza, sullo spostamento, cercando di rispettare e rinnovare la volontà di sorpresa, il piccolo shock che toccò il cuore degli italiani. Come recita il sottotitolo del disco, “un adattamento gentile”.»
Il Maestro Franco Battiato ha tracciato un arco indelebile, quasi visibile, che parte dal feto sulla copertina di Fetus e arriva allo spavento dell’attraversamento del Bardo, dove si apprestano a liberarsi le nostre anime. La voce del padrone, per vicinanza temporale tra la mia età di oggi e la sua di allora e per una curiosa coincidenza numerica (’81 – ’18) è l’album che segna anche la mia esistenza in quell’arco“.

Inoltre, il 3 aprile su Musicraiser avrà inizio la campagna di crowdfunding a sostegno del tour di Fabio Cinti, mentre è già fissato l’appuntamento dal vivo il 16 giugno a Milano, presso la Palazzina Liberty.


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