Il nomadismo psichedelico dei Mangaboo

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Il loro nome è anche il titolo del loro primo album, e lo hanno preso dall’immaginario del Mago di Oz: Mangaboo.

Nel libro Mangaboo era una città al centro della terra, su cui il sole brillava immobile accanto ad altre cinque stelle, tutte di colori diversi; qui invece Mangaboo è il nome del caleidoscopio progetto di Giulietta Passera e Francesco Pistoi, entrambi provenienti da precedenti esperienze musicali: lei è la voce di The Sweet Life Society, lui ha preso parte al collettivo Motel Connection. Insieme hanno dato vita a un disco che è in realtà un universo sonoro, in cui dall’acid si passa alla house, poi all’elettronica e poi al jazz, e in mezzo spuntano campionamenti di tacchi a spillo, addirittura rivisitazioni del Requiem di Mozart (in Giant Steps), profusioni di synth e ampi corredi di percussioni.
Non ci sono confini, non ci sono regole, se non quella di dar forma a uno spazio proprio, visionario, caleidoscopico e nomade, senza padroni.

“Il nostro primo disco mostra innanzitutto la comune intesa nel considerare la musica una ricerca del piacere, come in un affollato club il suono deve essere tanto marginale quanto degno di interesse. Questa dimensione ci ha reso liberi di esprimerci, con tutte le ingenuità con cui si affronta un nuovo spostamento. L’album è infatti un nomadismo continuo in una grande libreria di dischi, dove ad ogni scaffale ci siamo fermati ad ascoltare i suoni che più ci impressionavano. Costruendoci così una nuova entità, ci siamo fatti inondare dagli altri come a un chiaro di Luna sui campi.”
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Un occhio di riguardo è stato lasciato all’aspetto visivo, nei video così com’è finita dalla copertina, con quel grande albero a dare il benvenuto a chiunque si trovi a passare davanti al disco (metaforicamente e non): “Sin dal primo video ci siamo occupati dell’aspetto paesaggistico facendo collaborare Alessandro Gioiello e Alberto Cittone alla costruzione di nuovi paesaggi immaginari, attraverso cui far rinascere nuovi miti. È ciò che naturalmente facciamo da bambini quando disegniamo una casa con l’albero e accanto mettiamo una stilizzata figura. Da grandi si richiede solo di essere più responsabili.”

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