La morte non è niente: il conforto in musica di Giovanni Nuti

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La morte è una tappa naturale della vita, ed è una delle poche, vere certezze che abbiamo, anche se di morte si preferisce non parlare mai, forse per paura, per un’educazione culturale o per un umano tentativo di esorcizzarla e allontanarla.
Succede così che quando la morte arriva e tocca da vicino la nostra vita non siamo quasi mai pronti ad accoglierla, e ne temiamo l’arrivo per noi stessi.
Una paura legata a una concezione della morte come un passo estremo, la fine di ogni cosa, soprattutto se a supportarci non c’è la fede in una vita anche al di là di quella del corpo.

Proprio da queste considerazioni si è mosso Giovanni Nuti per la realizzazione di La morte non è niente, brano il cui testo riprende le celebri parole del monaco Henry Scott Holland: un invito a considerare la morte solo come un passaggio, un cambiamento, ma non il fine ultimo di un’esistenza.

Il singolo sarà disponibile sulle piattaforme digitali da venerdì 8 dicembre, e ne verrà realizzata anche una versione fisica per chi ne farà richiesta.

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Come sei arrivato alla realizzazione di questo brano?

Sono venuto a contatto con molte madri che hanno perso i figli e mi hanno chiesto di mettere a disposizione la mia musica per sensibilizzare la gente al tema della morte e per questo ho pensato di musicare il bellissimo testo del monaco anglicano Henry Scott Holland La morte non è niente che erroneamente viene attribuito a Sant’Agostino, con la traduzione di Paolo Recalcati. Ne è uscita una canzone che mi auguro possa essere di conforto a tutti coloro che hanno perso un loro caro e che li aiuti a sentire che l’amore non muore mai.

Quello della morte non è certamente in tema molto frequente nelle canzoni. Hai provato a chiederti il motivo?
Il pensiero della morte crea da sempre in tutti un grande disagio. Non se ne parla. Viviamo in una cultura che evita l’argomento e poi quando siamo costretti per una perdita di un proprio caro, ed è una cosa che inevitabilmente capita a tutti, ci si domanda perché sia così spaventoso e doloroso. Per accettare l’idea della morte bisogna guardarla negli occhi affrontandone la paura e questo terrore scopriamo che ha tanto da insegnarci. Anch’io ho sempre rifiutato l’idea della morte e ho sempre allontanato qualsiasi pensiero legato a lei sino a che la vita me l’ha presentata e da lì si è spalancata la porta della consapevolezza.

Senti la vicinanza dei tuoi cari defunti?
Due anni fa ho avuto la dipartita prima di mia mamma e dopo quattro mesi quella di mio fratello. Ho iniziato a leggere libri sull’argomento, a documentarmi, volevo sapere cosa sarebbe successo quando uno “muore”. Volevo avere notizie dei miei cari perché il dolore è difficilissimo da gestire. E così sono arrivato ad avere messaggi dall’aldilà che sono dei grandi doni dal mondo spirituale. I nostri cari non ci abbandonano mai e continuano a vegliare su di noi. Il loro alto livello di vibrazione elimina la sofferenza. Sono piume dentro l’immensa luce del Divino. Se quando erano nei loro corpi ci amavano ora nel mondo spirituale ci amano ancora di più. Ho la consapevolezza che la vita continua dopo l’esistenza fisica. Il rapporto con chi è deceduto ci insegna ad amare ancora di più la vita apprezzando ogni giorno, ogni momento.

Recentemente è uscito Accarezzami musica, il cofanetto che raccoglie quasi per intero il canzoniere di Alda Merini che tu hai musicato. Che risposte hai avuto dal pubblico?
Migliori di ogni aspettativa, sia da parte del pubblico che della critica, solitamente piuttosto fredda nell’esprimere entusiasmo per progetti come questo. Sapevo che si trattava di un’opera importante, che raccoglie anni di lavoro, ma non pensavo che sarebbe andata così bene, anche in termini di vendite. Si dice spesso che la poesia non ha molto spazio nel mondo di oggi, invece questa accoglienza mi fa piacere anche perché dimostra la forza sempre attualissima delle parole di Alda.

A proposito di Alda, c’è un appuntamento in vista.
Sì, il 17 dicembre alla Casa delle Arti Spazio Alda Merini di via Magolfa a Milano faremo una serata in musica. Ci saranno alcuni ospiti, Grazia Di Michele, Marco Ferradini e Dario Gay, e ad accompagnarmi saranno Simone Rossetti Bazzaro al violino, Josè Orlando Luciano al piano ed Emiliano Oreste Cava alla batteria. Sarà un’occasione per ricordare Alda, in attesa di vivere i giorni delle feste. 

Sono passato solamente dall’altra parte:
come mi fossi ritirato nella stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Tra noi è tutto come prima, come eravamo lo siamo ancora.
Chiamami con il nome che ti è familiare e che mi hai sempre dato
parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste.
Ridi sempre delle sciocchezze che ci facevano ridere,
ed apprezza le piccole cose che ci piacevano quando stavamo insieme.
Prega, sorridi, pensami!
Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima:
pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.
La nostra vita ha ancora tutto il significato che ha sempre avuto:
La morte non è niente, c’è una continuità che non si spezza.
Perché dovrei essere fuori
dai tuoi pensieri e dalla tua mente,
solo perché sono fuori dalla tua vista?
Ti sto aspettando, è solo un intervallo, sono dietro l’angolo.
Rassicurati, va tutto bene.
Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami:
il tuo sorriso è la mia pace.
La morte non è niente:
il tuo sorriso è la mia pace.
Musica di Giovanni Nuti.
Testo originale di Henry Scott Holland.
Traduzione di Paolo Recalcati.
Arrangiamento, tastiere e programmazione computer: Stefano Cisotto.
Violino e viola: Simone Rossetti Bazzaro.
Registrato presso Flamingo Recording Studio Milano.
Dipinto di copertina di Emiliano Alfonsi.
Foto di Alberto Roveroni.
Video di: Alberto Roveroni e Giovanni Nuti
Fotografia e Montaggio: Alberto Roveroni
Girato presso “LePark” MilanoMusica di Giovanni Nuti.

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