BITS-RECE: Elephant Claps, Elephant Claps. Una proboscide polifonica

BITS-RECE: radiografia di un disco in una manciata di bit.
Cover Elephant Claps (alta ris)
Ci sono echi della “grande madre” Africa, c’è la carica funky e la libertà espressiva che esplode dall’improvvisazione del jazz. Ma non ci sono strumenti. Neanche l’ombra di una percussione, di un fiato, solo voci.
Quello degli Elephant Claps è infatti un progetto acappella, un termine che riesce però solo a indicare la tecnica, ma non l’anima di questa musica.
Elephant Claps 2 (bassa ris)
Sei componenti del gruppo per altrettanti contributi vocali: un soprano, un mezzo soprano, un contralto, un tenore, in basso e un beatboxer. Insieme, la band cavalca uno speciale “pachiderma” che attraversa diversi stili e diversi sapori musicali. Si passa dalle influenze dei ritmi africani, con i loro colori etnici, al calore del soul, alla vivacità del funky fino ad alcune memorie retrò.
Una varietà che si rispecchia bene anche nella scelta della lingua. O meglio, delle lingue, visto che anche da quel punto di vista non c’è un solo punto di fuga, pur con una prevalenza dell’inglese (ah, loro sono italiani).
A chiudere il disco è un finto brano, Warm Up, di fatto un esercizio di riscaldamento vocale eseguito dal gruppo e registrato in presa diretta, frutto di totale improvvisazione.

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